venerdì 6 marzo 2015

Il biglietto di Schrödinger

Essere pendolari ha i suoi vantaggi. Perfino essere pendolari di Trenitalia!
Ieri sera, ad esempio, ho assistito a una scena che definire epica è dire poco.

Stazione di Barletta.
Io e tre miei amici siamo di ritorno dalla presentazione del libro di Lercio.it.
Sono le 22:52, ed è appena arrivato l'ultimo regionale disponibile per Molfetta.

Saliamo sulla prima carrozza e ci accomodiamo. Dal finestrino vedo arrivare un ragazzo di colore che sale nella nostra stessa carrozza ma ad aspettarlo davanti alla porta c'è il controllore che, appena lo vede metter piede nel treno, gli chiede di mostrargli il biglietto.
A questo punto, parte il colpo di genio.
Il ragazzo lo prende in contropiede gli chiede per quale motivo gli abbia chiesto il biglietto non appena l'ha visto, nonostante altri siano saliti con lui (cioè noi) e ha lasciato che questi invece salissero e si accomodassero nel vagone senza assicurarsi che fossero muniti di biglietto.
Allora avanza l'ipotesi che il controllore gli abbia chiesto subito il biglietto a causa del colore della sua pelle e quindi la ritiene una discriminazione ingiusta e decide di non esibire un bel niente, se non una pacata protesta a suon di 'questa è discriminazione', 'bisogna finirla', 'sono stanco di questa storia' eccetera.
Il ragazzo parlava un italiano abbastanza buono, c'è da dire.
Il controllore, ovviamente, si arrabbia e gli chiede di esibire il biglietto o scendere dal treno e questo, per tutta risposta, si accomoda nel vagone. Al che, furibondo, il controllore telefona ai poliziotti. O meglio, fa prima una finta telefonata.

Scena meravigliosa:

"Pronto? Sono il capotreno del 12529. C'è qui un passeggero che non vuole esibire il biglietto e si rifiuta di scendere... sì..." e, mentre fa questa telefonata, non stacca gli occhi dal ragazzo, che resta tranquillamente seduto. Vedendo la sua tranquillità, col cellulare ancora sull'orecchio, gli fa: "Dammi retta, scendi! Vattene che è meglio!". E quello, per tutta risposta: "No, io non scendo, sono un passeggero come gli altri".
Al che il controllore: "Ah sì? Adesso ti faccio vedere io!".
Stacca il cellulare dall'orecchio e compone il numero. E ripete la telefonata!
MITO! 
IL GENIO DEL BLUFF!

La polizia gli risponde che manderà degli agenti alla stazione di Trani (la successiva) e che quindi può partire. Conclusa la telefonata, il controllore sbraita: "A Trani vedrai! VEDRAI!!!" e va nell'altra carrozza (dopo averci chiesto i biglietti).

Tutti nel vagone non vedevamo l'ora che la stazione di Trani si palesasse dinanzi a noi per vedere come sarebbe andato a finire quel braccio di ferro psicologico tra chi voleva far valere la legge di Trenitalia e chi rivendicava le lotte di Martin Luther King e Malcolm X.

Chi avrebbe vinto?
Il presunto clandestino avrebbe cacciato inaspettatamente fuori il biglietto e lasciato tutti con una grande lezione da imparare?
O il controllore avrebbe riso vedendo il ragazzo preso di peso dalle forze dell'ordine e trascinato via mentre confessava di non aver mai avuto alcun biglietto con sè?

Il finale è tipico di certe serie inglesi.
Arrivati a Trani, il ragazzo, sempre con una calma serafica dipinta in volto, si alza e scende.
Il suo viaggio è finito. 
Il controllore gli corre dietro urlandogli "Te ne vai, eh? Bravo! Che tanto il biglietto non lo avevi!" e quello, senza manco voltarsi, "Certo che ce l'ho, ma non ti rispondo perchè questa è discriminazione!".

E finisce così.
Ora, che questo ragazzo avesse o meno il biglietto, non c'è dato saperlo.
Ma la genialità sta proprio in questo.
Il ragionamento del passeggero aveva senso logico ed etico. Lui è salito assieme ad un gruppo di altri pendolari che hanno sfilato davanti al controllore e hanno preso posto nella carrozza, sapendo che i biglietti sarebbero stati richiesti una volta partito il treno. Eppure, lui è stato fermato immediatamente e gli è stato subito richiesto il biglietto. Fisicamente, non c'era nulla di sospetto in questo ragazzo. Era vestito normalmente, non sembrava ubriaco o drogato o chessò io, aveva un'aria abbastanza sobria e parlava in un italiano abbastanza corretto. Quindi, cosa ha insospettito il controllore? Effettivamente, deve essere stato il colore della sua pelle.
Del razzismo di fondo effettivamente c'era e il passeggero è riuscito a utilizzarlo a proprio vantaggio. Cavoli, è geniale, mi capite?!
Questo ragazzo è riuscito a svoltare la situazione in una questione di principio nei pochi secondi successivi alla richiesta del controllore e l'ha condotta sul piano delle rivendicazioni razziali!
E, tutt'oggi, non possiamo dire se avesse il biglietto o meno.
Possiamo solo congetturare su come avrebbe potuto agire se ce l'avesse avuto (e quindi dando per scontato che non lo avesse ma che è stato abile) o concordare col fatto che è stato vittima di razzismo e ha tenuto duro fino alla fine, poichè dicendo al controllore "se lo avessi chiesto prima a uno di loro e poi a me te l'avrei mostrato" ha posto in essere un'alternativa già proiettata in un passato irrecuperabile, uno sfregio già avvenuto che non poteva essere risanato e a cui lui si opponeva con la disobbedienza.

Insomma, questo ragazzo gli fa un baffo a Schrödinger, al gatto e alla fisica quantistica. Ci ha gettati tutti in un limbo di incertezza che ci impedisce qualunque giudizio su di lui e su tutta la vicenda.

Quando il ragazzo è sceso, non ho potuto fare a meno di intonare la colonna sonora di Selma.




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