mercoledì 1 gennaio 2014

ArchiVìo: Padre Faust

Il secondo focus del nostro bell'Archio è, prevedibilmente, dedicato a... Padre Faust!

Lo so, vi aspettavate Vì... ma sarei stato banale, non credete?

Il mefistofelico Segretario di Stato Vaticano apparso nel secondo capitolo incarna il peggio della Chiesa Cattolica, dall'aspetto politico a quello più degradante della pedofilia. I lettori più arguti avranno notato che è l'unico cardinale a portare il crocifisso capovolto appeso al collo e, di default, non ha pupille (salvo in rare scene... giusto per dargli una dimensione grossomodo umana!).
Faust, longilineo, affilato e dal ghigno storto, appare in netto contrasto con la figura bianca e pacioccosa di Papa Coccolo I, pontefice ufficialmente in carica ma che, si intuisce, è solo una figura di facciata, che serve a far apparire la Chiesa come una massa di adorabili pretacchiotti gigioni e bonaccioni. In realtà, i mille vizi, delitti e privilegi di quella che potremmo definire la Casta Ecclesiastica la fanno assomigliare più al machiavellico Segretario di Stato che non al buon Papa, la cui tenerezza appare anzi irritante quando servita su un vassoio laddove avrebbero dovuto esserci severità e condanne concrete.

Il primo aspetto che colpisce di Faust è la sua tendenza pedofiliaca, ovviamente tratteggiata con una certa ironia. Per eccitarsi, guarda album da colorare di Peppa Pig, che tiene nascosti clandestinamente sotto il cuscino del suo letto come fossero riviste pornografiche e pare addirittura non fare distinzioni tra bambine e bambini: 
- Le confesso che non sono una bambina, padre. 
- Oh, non importa! Sarà il nostro piccolo segreto di stato!
Insomma, sembra amare sul piano sessuale non solo i bambini, ma tutto ciò che li caratterizza.

Faust di J. W. Goehe
Il nome non è casuale. I più colti avranno afferrato la citazione goethiana del cognome. Faust è il protagonista dell'omonimo poema dello scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), ed è un uomo di scienza che, sedotto dalla sete di nuova e più ampia (leggi 'empia') conoscenza, invoca l'aiuto di Mefistofele e stringe un patto con esso, godendosi, a caro prezzo, i piaceri della vita che un buon cristiano dovrebbe sopperire con la fede in Dio. Se il cognome è quello dello scienziato, l'aspetto è decisamente più prossimo al Mefistofele, da cui il vero Faust si allontanerà, nell'epilogo dell'opera, redimendosi e salvando la sua anima. 
Il nostro Faust, invece, è un vicolo cieco. Tiene le fila della Chiesa Cattolica, che dovrebbe essere ambasciata di Dio in terra, quindi, pur vicinissimo a Dio, gli prolifera in seno. Come si può, quindi, parlare di redenzione? In nome di cosa?

Gilles de Rais
Il nome di battesimo, invece, è un po' più sottile. Richiama quello di Gilles de Rais (al secolo, come ci insegna Wikipedia, Gilles de Montmorency-Laval barone di Rais), maresciallo francese quattrocentesco impiccato ed arso al rogo con le accuse pesantissime di stregoneria e assassinio seriale di oltre un centinaio di bambini e adolescenti, torturati e stuprati. Convenzionalmente ritenuto uno dei più grandi mostri della storia occidentale, il suo nome è divenuto, quasi quanto quello del Faust goethiano, emblema di depravazione e malvagità, specialmente quando ci si muove nell'ambito dei delitti commessi su fanciulli e fanciulle.

Insomma, un bell'osso duro. 
D'altro canto, se al nostro Vì non è stato sufficiente un capitolo per sbarazzarsene, un motivo ci dovrà pur essere, no?


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