mercoledì 2 gennaio 2013

This is It

"George sbatté forte le palpebre e  guardò di nuovo. Faticava a credere a quel che vedeva: sembrava il personaggio di una storia, o di quei film nei quali si sa che gli animali balleranno e parleranno. Se avesse avuto dieci anni di più, non avrebbe creduto a quel che vedeva, ma George non aveva sedici anni. Ne aveva sei.
C'era un clown nello scarico. La luce là dentro era molto fioca ma bastava perché George Denbrough fosse sicuro di quel che vedeva. Era un clown, come quelli del circo o della TV. Per la precisione, era un incrocio tra Bozo e Clarabelle, quella che vedeva in un programma per bambini, il sabato mattina. La faccia del clown nello scarico era bianca e c'erano buffi ciuffi di capelli rossi ai lati della testa pelata e c'era un gran sorriso da pagliaccio dipinto sulla sua bocca. Se tutto questo fosse avvenuto solo qualche anno dopo, George avrebbe certamente pensato a Ronald McDonald prima che a Bozo e Clarabelle.
Il clown aveva in mano un mazzo di palloncini, di tutti i colori, come succulenti frutti maturi.
Nell'altra aveva la barchetta di carta di George.
'Vuoi la tua barca, Georgie?' Gli  sorrideva.

George rispose al suo sorriso. Non potè farne a meno, perchè quello del clown era un sorriso contagioso. 'Certo', rispose.
Il clown rise. 'Certo'. Mi piace! Ma bene! E un palloncino?'
'Oh... certo!' Allungò la mano... e la ritrasse malvolentieri. 'Non devo accettare regali dagli sconosciuti. Me l'ha detto papà'
'Molto saggio il tuo papà', si complimentò il clown nello scarico, sorridendo di nuovo mentre George si domandava: come ho potuto credere che avesse gli occhi gialli? Erano di un blu vivace e limpido, il colore degli occhi di sua madre e di quelli di Bill. 'Molto, molto saggio. Vuol dire che mi presenterò. Io, Georgie, sono il signor Bob Gray, altrimenti noto come Pennywise, Il Pagliaccio Ballerino. Pennywise, ti presento George Denbrough. George, questo è Pennywise. Ecco, adesso ci conosciamo. Non sono più uno sconosciuto per te e tu non sei uno sconosciuto per me. Giii-iusto?"

(Stephen King, It)



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